Quelle selezioni a differenziazione di Ateneo

0

concorsi-pubbliciQuando si è sparsa la voce che per le selezioni pubbliche, quindi quelle nella PA,  si sarebbero dovute basare non più sul voto di laurea, ma anche sulla valutazione complessiva dell’Ateneo e, soprattutto anche a non meglio precisati parametri, ci si è subito irrigiditi sulla sedia per dire: “cavolo ancora una volta una fregatura per gli atenei e i ragazzi che scelgono di studiare in atenei non ‘blasonati'”, (che quasi certamente saranno guarda caso individuati a sud) spesso anche a torto o per grazia ricevuta.

In effetti se si dovesse mantenere uno schema per cui la selezione sarà valutata attraverso il computo di un dato oggettivo, il voto, e una serie di dati fortemente soggettivi come: la qualità dell’ateneo o del territorio e dell’ambiente dove quest’ateneo opera, o del voto medio che di solito viene rilasciato negli esami (o alla laurea) di questo ateneo saremmo all’arbitrio totale per quando riguarda i diritti dei concorrenti, e a un’operazione di “chiusura” indotta degli atenei minori che vedrebbero una “fuga” verso gli atenei più raccomandati e raccomandanti.

Diceva bene ieri il presidente del Partito del Sud, Natale Cuccurese, che in una nota diffusa sui social network dichiarava che si tratterebbe di: “… Una vergogna epocale. Il vero obiettivo sembra sia quello di continuare a penalizzare il Sud, i suoi Atenei ed i suoi studenti. Sarebbe una beffa per i nostri studenti, dopo anni di impegno e sacrifici, essere anche additati come laureati di Serie B, subendo così oltre al danno la beffa di dover emigrare per studiare in Università, in maggioranza al nord, dotate di maggior blasone…Un’ operazione così palesemente discriminatoria è inaccettabile !

C’è da dire che il presentatore dell’emendamento incriminato, il sardo Marco Meloni del PD, in una nota diffusa sul suo blog specifica: “Con riferimento all’emendamento relativo al voto minimo di laurea quale requisito di ammissione ai concorsi pubblici, approvato dalla Commissione Affari costituzionali della Camera dei Deputati nella seduta di ieri, ritengo opportuno precisare che la mia originaria proposta emendativa prevedeva semplicemente l’abolizione del voto minimo di laurea quale filtro per la partecipazione ai concorsi pubblici. … In ragione – Continua Meloni – sia della previsione (presenti in altri miei emendamenti approvati) di meccanismi concorsuali più moderni ed efficienti, sia della effettiva disparità di valutazioni tra classi di laurea omogenee nei diversi atenei. Il filtro selettivo verrebbe così lasciato interamente ai concorsi pubblici…”

E’ chiaro che così si aprirebbe di più la possibilità di accesso ai concorsi nella P.A. eliminando il voto minimo e lasciando alla commissione libertà di valutazione. Ma poi la Commissione Affari Costituzionali (e meno male che sono costituzionali) della Camera ci ha messo del suo con l’impegno particolare del relatore e del Governo che hanno introdotto alcune modifiche, quelle peggiori e incriminate: “il voto minimo di laurea in relazione a due parametri… uno, forse eccessivamente ampio – racconta Meloni – e tale da definire una differenziazione tra atenei, relativo a “fattori inerenti all’istituzione”, (assurdo e discriminante ndr) e un altro, certamente più chiaro e condivisibile (anche qui opinabile visto che si andrebbe a dire che dato che mediamente in un territorio o in un ateneo i voti sono più alti è per la manica larga dell’ateneo e non per la bravura degli studenti), relativo al voto medio di laurea di “classi omogenee di studenti””.

Meloni comunque invita a: “un supplemento di riflessione:se il governo e la maggioranza intendono mantenere questa impostazione, è necessario definire con maggiore dettaglio il criterio di delega e le intenzioni del governo sulla sua specificazione nel successivo decreto. In alternativa, ritengo che tornare alla mia proposta originaria possa consentire di raggiungere ugualmente un risultato positivo: del resto i meccanismi di gestione dei concorsi individuati da altri emendamenti approvati ieri consentono ampiamente di realizzare in quella sede gli adeguati filtri selettivi”.

La prima proposta, diciamo noi, è sicuramente l’unica accettabile e non la “più accettabile”, perché pensare che adesso ci sia pure qualcuno che si mette a dare voti ad Atenei, Corsi di Laurea e Territori è assurdo. Sarebbe come  certificare che l’Italia, dal punto di vista della formazione universitaria non c’è e che ogni Ateneo è un’isola senza riconoscimenti e senza leggittimità. O è così ?

Comments are closed.