Ormai è chiaro, c’è bisogno di un partito/movimento dichiaratamente meridionalista

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La sceneggiata infinita che, dal 4 marzo, ha portato (forse inevitabilmente) alla costituzione di un governo pentaleghista e che in queste ore è alla ricerca della fiducia alla Camera, dopo averla ricevuta, ieri, al Senato, dimostra plasticamente e inequivocabilmente che non c’è nessuno che si occuperà concretamente di sud, anche questa volta.

“Qualcuno ha detto: ‘scarsa attenzione per il Sud’. Accidenti, detto a un pugliese. Abbiamo dedicato un intero Ministero al Sud, non vi pare abbastanza? Se faremo poco, lo vedrete poi dalla nostra azione di governo”. Lo ha detto il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte a chi lo accusava di avere dimenticato il sud.

Nel capitolo 25 del  contratto di Governo si legge: “Con riferimento alle Regioni del Sud, si è deciso, contrariamente al passato, di non individuare specifiche misure con il marchio “Mezzogiorno”, nella consapevolezza che tutte le scelte politiche previste dal presente contratto (con particolare riferimento a sostegno al reddito, pensioni, investimenti, ambiente e tutela dei livelli occupazionali) sono orientate dalla convinzione verso uno sviluppo economico omogeneo per il Paese, pur tenendo conto delle differenti esigenze territoriali con l’obiettivo di colmare il gap tra Nord e Sud”

Detto in parole povere: visto che c’è un Ministero per il Sud, visto che faremo politiche che vanno bene anche al sud è inutile occuparsene in maniera specifica perché con quelle risposte, daremo ossigeno anche al sud.

E’ una teoria certo, ma che non può funzionare:

  • Primo: con tutta la buona volontà della nuova ministra per il sud, il suo ministero è senza portafoglio, cioè non ha budget.
  • Secondo: la ministra non si potrà in nessun modo appellare al contratto di governo, perché in esso è scritto che non si deve fare nulla di specifico per il mezzogiorno se non “tenere conto delle diverse esigenze territoriali” , il che potrebbe significare una cosa buona, ma anche, come in realtà sta accadendo, che alle cosiddette regioni virtuose (quelle del nord – Veneto e Lombardia) verrà concessa l’autonomia e alle altre no… In pratica “le differenti esigenze” cominciano a dare a chi ha…
  • Terzo: le politiche per il Sud non significano semplicemente attenzione (che tra l’altro non c’è), significano soldi cache da investire al sud per ripianare il famoso gap. Ma questo vuol dire che bisognerà dare di più per un certo tempo al sud e meno a al nord e al centro… Secondo voi sarà possibile ? Pur essendo abbastanza “credente” non posso immaginarmi il “miracolo” di una Lega colpita sulla “via di Damasco” e quindi sostenitrice di una simile politica.

Hanno già cominciato con la scuola dicendo che vogliono fare graduatorie solo su base regionale e chi deve fare domanda per una cattedra la può fare solo con domicilio lavorativo in quella regione… questo cosa vuol dire, vuol dire che se un meridionale vuole fare il concorso in Veneto dovrà cambiare domicilio lavorativo… Vi sembra un provvedimento per ripianare il gap ?

E le infrastrutture, le scuole, le università, la ricerca, i servizi, gli asili, i trasporti, la salute ecc, ecc. ecc. ?

Ecco è inutile continuare… Devo dire che è uno spettacolo vedere in questi giorni molti meridionalisti o pseudo tali, quelli che “morte al piemontese” ecc. ecc. oggi magnificano il governo e dicono in fondo che stare con la Lega val pure un ministero per il SUD (come se fosse la prima volta che c’è)… oppure se preferite un ministero per il sud val bene un’alleanza con la Lega…

Chi pensa al sud con una propria dignità, come una opportunità per il Paese, come un grande trampolino verso il Mediterraneo e i suoi popoli non può accettare questo ragionamento.

Chi si ispira agli scritti di Gramsci, Salvemini, Dorso, cioè è meridionalista e allo stesso tempo ha una visione progressista della società non può accettare questo ragionamento che è un vero e proprio tradimento della causa meridionale e della richiesta di cittadinanza effettiva che il sud da più di un secolo e mezzo eleva al resto del Paese e ai suoi politici.

Non c’è più dubbio che a sud e nell’intero Paese ci sia bisogno di un “partito del sud” vero e visibile agli occhi dell’opinione pubblica in grado di incarnare sul serio le istanze di questa parte bistrattata del Paese.

Per il riscatto del sud non c’è bisogno di un ministero (a cui senza ipocrisia auguriamo buon lavoro), ma di programmi seri di investimento per invertire la tendenza di una terra dalla quale i suoi giovani e anche i meno giovani scappano.

Anche noi siamo critici verso l’Europa, ma quale Europa vogliamo? Quella che eleva muri nazionali ? o quella dove tutti i suoi cittadini e anche i “nuovi cittadini” trovino “cittadinanza” (scusate il gioco di parole) e libertà di movimento. Quella che pensa di minacciare le ONG in realtà per buttare a mare i migranti o quella che pensa seriamente e in maniera unitaria a una politica di integrazione (che significa lavoro) per tutti (europei ed extraeuropei) ? Quella che pensa di gestire un “emergenza” migranti o quella che progetta “un’accoglienza e un’integrazione” degli stessi e di tutti coloro che sono ai margini della società.

Ecco per noi essere meridionali e meridionalisti significa essere attenti agli uomini e alle donne senza discriminazioni, significa vedere tutti i popoli europei e del mediterraneo come una grande comunità e una grande opportunità di crescita e di pace.

Noi non stiamo con chi fomenta la paura !

L’unica cosa che diciamo è che oggi più che mai c’è bisogno di partito/movimento che, partendo da sud, consenta veramente al Paese di crescere e al Mediterraneo di vivere in pace e nella collaborazione.

Non basta essere nati al sud… per amarlo…

di Michele Dell’Edera – Vicepresidente – Partito del Sud – Meridionalisti Progressisti

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