Non c’è colpa nell’essere cittadini calabresi

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alluvione-calabriaNon c’è colpa nell’essere cittadini calabresi, a vivere nella terra del silenzio, a non avere vista e udito. Vivere qui non può essere una colpa. L’ho sempre pensato.

Crescere sulla riva del mare Ionio e Tirreno, tra i piccoli paesi di montagna, non è come molti credono un handicap di provenienza, ma parte integrante dell’orgoglio calabrese. Un orgoglio che emerge a tratti, tentennante, siamo persone coraggiose e volenterose quando serve aiuto, ma soffriamo il mutismo della paura. Mandiamo avanti le nostre vite, circondandoci di bellissime atmosfere, ma ciò che vive sotto ogni apparenza marcisce un poco alla volta la nostra amata terra.

Veniamo etichettati come arretrati, come gente rozza, ma calorosa. Sembriamo quasi degli stupidi beoti agli occhi di chi, a causa dei luoghi comuni, ci considera affettuosi come cani domestici, ma privi di una mentalità abile. In Calabria la gente è semplice non stupida, forse non reagisce come dovrebbe ai problemi, ma che colpa può avere chi cede un voto al mercenario di turno che promette e non mantiene. Politici che veramente valgono qui se ne sono mai visti? E se ci sono stati da chi sono stati repressi, chi li ha lasciati soli?

La Calabria affronta quotidianamente l’abbandono da parte dello stato. Richieste su richieste di aiuto mai ascoltate. Le strade, i mezzi di trasporto, la tecnologia. Ma in fondo, che se ne fa della tecnologia un calabrese? Sono tutti nelle montagne a pascolare le pecore mangiando peperoncino accanto alle loro mogli pelose e rozze. Ma davvero l’Italia crede che siamo così? Che siamo tutti ‘ndranghetisti senza cultura o obiettivi. Perché l’Italia ci guarda in questo modo? È la storia sbagliata in Calabria, non i calabresi. Qui la cultura c’è e anche molta, i giovani vivono di tradizioni e studi per non abbandonarla la vera cultura calabra. Non siamo solo associazioni a delinquere e Bronzi di Riace. Non siamo solo Gattuso.

Siamo arrivati al quinto giorno di emergenza, nelle tre province colpite dall’alluvione, Catanzaro, Vibo Valentia e Reggio Calabria, lo stato non ha messo piede. Dove sono i militari che a Genova hanno spalato il fango? Dove sono i numeri per aiutare i disastrati? Lo stato, dov’è? La negligenza politica non può condannare la Calabria e i suoi cittadini, la politica assente non deve continuare a distruggere il nostro territorio. La ‘Ndrangheta non può mischiarsi alla politica e pensare al comodo proprio.

Abbiamo bisogno di aiuto immediato, forte e vero. Abbiamo bisogno che l’Italia sappia cosa sta succedendo.

di Salvatore Riillo

Lettera giunta alla Pagina Fan del Partito del Sud e che pubblichiamo volentieri

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