Dopo il COVID-19, quale Paese e quale futuro

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Viviamo giorni surreali, giorni che avevamo vissuto solo attraverso la fantasia di qualcuno dei tanti disaster movie americani, con cittadini con l’obbligo di stare in casa, attività produttive sospese o quasi, una sanità praticamente al collasso nelle regioni più colpite, forse dell’ordine nelle strade.

Cosa ci insegna il Coronavirus, cosa ci insegna questa situazione?

Stando un po’ più di tempo chiuso in casa ci ho riflettuto tanto e credo che il verdetto sia uno solo:

Questo modello economico, produttivo e sociale non funziona !

Proviamo ad elencare in ordine sparso (solo) alcuni problemi di questi giorni:

  • Ospedali al collasso per mancanza di posti letto per terapie intensive
  • Mancanza di Ospedali
  • Emergenze non previste con un sistema sanitario non in grado di reggere l’impatto
  • Mancanza di Medici e Paramedici nelle strutture pubbliche
  • Mancanza di strumentazione (ventilatori polmonari, altro)
  • Mancanza di DPI – Abbigliamento e dispositivi in grado di difendere popolazione e personale ospedaliero dal contagio (mascherine, occhiali protettivi, tute protettive, ecc.)
  • Impossibilità di importare dall’estero per blocco delle frontiere e protezionismo nazionale dei paesi produttori (alcuni di questi anche europei)
  • Istituzioni terrorizzate dalla possibile espansione del virus a SUD, area con una sanità meno presente e capillare che al nord e in molti casi meno attrezzata
  • Sanità, appunto, non uguale per tutti i cittadini italiani
  • Formazione non uguale per tutti i cittadini italiani
  • Infrastrutture non uguali per tutti i cittadini italiani
  • Un Welfare in grado di proteggere in caso di crisi alcune fasce di cittadini si e altre no (pur in presenza di uno sforzo notevole del Governo in questi giorni)

L’elenco potrebbe continuare ed andare avanti all’infinito. C’è bisogno quindi di dare risposta a tutto quanto emerso dal breve elenco qui riportato, ma anche da quanto potrà ancora emergere.

Il modello di società a cui ci si è ispirati in questi anni, quello iperliberista, in caso di stress non tiene (in realtà non tiene quasi mai) e quindi c’è bisogno di rivedere quale debba essere la presenza dello Stato e il suo peso progettuale in una società che si possa definire equa.

C’è bisogno di resettare tutto e lo dico anche a chi pensa che basta urlare due slogan per rendere più giuso il Paese. C’è bisogno di sedersi attorno a un tavolo e scriverlo questo progetto di Paese, c’è bisogno di dargli gambe e di difenderlo in tutti i contesti nazionali e internazionali.

Per quel che mi compete e mi ispira penso di rivolgere questo appello a tutto quel mondo progressista (e per quanto mi riguarda anche meridionalista) che oggi, sotto forma di galassia, forse, ancora non si accorge che è il momento di lanciare una nuova idea di Governo del Paese e non solo di quello. Ma come si propone un nuovo progetto ?

Pensando a un po’ di cose concrete:

Sanità:

1) Potenziamento dei grandi ospedali a massima specializzazione (di solito presenti nei capoluoghi di provincia)
2) Riapertura dei piccoli ospedali per ritornare a quella capillarità dell’esperienza sanitaria necessaria in casi come questi dove mancano di fatto i posti letto, ma anche nella vita di tutti i giorni dove fare esami diagnostici, analisi, piccoli interventi e medicazioni è diventato difficile.
3) Dotare quindi tutto il territorio anche di nosocomi in grado di ricevere e isolare persone con particolari patologie e in grado di garantire quell’accoglienza sanitaria di cui, in particolare, la popolazione più debole necessita.
4) Non soffermarsi sul problema costi perché abbiamo visto che la salute pubblica, in quanto patrimonio a valore Costituzionale, non possa essere concessa solo a chi se lo può permettere e solo nei territori dove “conviene”.
5) La sanità deve essere pubblica !
6) Rendere uguale per tutti i cittadini la speranza di cura equilibrando in tutto il Paese il rapporto cittadini/posti letto/distanza dal nosocomio.

Produzioni strategiche: 

  • Prevedere l’apertura di aziende (pubbliche o di interesse pubblico) per la produzione di materiale medico in maniera da rendere non dipendente dall’estero il Paese in caso di emergenze
  • Individuare tutti quei settori che sono strategici per il Paese e fare in modo che le politiche ad esso legate siano governate dallo Stato:
    • trasporti
    • formazione
    • servizi sociali/welfare
    • telecomunicazioni
    • agroalimentare
    • Infrastrutture
    • ecc.

Sono solo alcuni esempi concreti! Sono sostenibili ? Lo devono essere, i governi devono poter agire in tal senso. Solo così potremo, un giorno, chiamarci Paese!

Michele Dell’Edera

Intanto se tiva sostieni questa petizione on line: http://chng.it/Y4ZdhrFdjf

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