Crediamo nella Costituzione, nell’articolo 5, e ci ricordiamo delle vittime meridionali

0

brigantesse“La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento…”

Così recita la Costituzione della Repubblica italiana al suo articolo 5 e in questo articolo credo profondamente come in tutta la Carta Costituzionale.

In questi giorni, solerti giornali nazionali, giornalisti e storici eminenti meridionali si sono affannati e continuano a farlo nel dire quanto sia sbagliata la giornata della memoria delle vittime meridionali proclamata dal Consiglio Regionale della Puglia su proposta del Movimento 5 Stelle e approvata a stragrande maggioranza.

In alcuni articoli, fin dal titolo, fuorvianti e falsi, ci si è affannati a parlare di “giornata delle vittime neo-borboniche” (che poi al limite dovevano scrivere “borboniche”, ma si sa l’ignoranza docet), di attacco all’Unità d’Italia e ai suoi eroi (quali eroi? quali padri?) e ci si è particolarmente concentrati sulla data, il 13 febbraio, che sarebbe inopportuna perché coincide con la resa di Gaeta, quindi con un simbolo della vittoria “italiana” e della caduta dei delinquenti Borbone.

Ma ritorniamo alla nostra Costituzione. Tutti noi riconosciamo l’Italia unica e indivisibile e quindi ci riconosciamo ormai nel processo che vede l’Italia come un tutt’uno.

Ma in questo processo unitario e in questa unitarietà inviolabile cosa c’è di male nel ricordare le vittime meridionali di un massacro che non fu portato avanti dall'”esercito italiano” bensì dall’esercito piemontese guidato da criminali come Cialdini ? In quei massacri donne, vecchi e bambini furono violentati e uccisi senza alcuna pietà… per rappresaglia… per fare terra bruciata… per pura sete di sangue e odio verso una razza inferiore da parte di ufficiali con la puzza sotto il naso. Ecco io sto con quelle vittime con quei vecchi e quei bambini, con quelle donne stuprate, con quei contadini che sognando qualcosa di nuovo sperarono anche in Garibaldi e poi si ritrovarono più poveri di prima, con la tassa sul grano, con la leva obbligatoria e con le terre ancora più in mano ai signori rispetto all’epoca borbonica… Il brigantaggio post unitario durò 10 anni.

Si poteva studiare in maniera diversa la cosa ? Si poteva scegliere un’altra data ? Non lo so, so solo che ci fu, forse in molti meridionali anelito di libertà, come in tanti settentrionali, ma chi mise in pratica l’unificazione e cioè il regno sabaudo lo fece per pura sete di potere e ricchezza…

Ora riconoscere  quei massacri potrebbe e dovrebbe essere il prima passo per l’unità vera… Ma tutti quelli che levano gli scudi contro la delibera pugliese sono veramente per l’Unità d’Italia o magari cercano di perpetrare ancora un’unione basata ancora su un fratello minore che tale deve rimanere ?

L’Unità d’Italia è un valore irrinunciabile per noi del Partito del Sud, ma la favola del suo racconto e cioè di come si è raggiunta e l’oblio imposto sulle vittime innocenti del sud non sono un dogma. Riconosciamo questa unità, per nulla “i suoi padri”.

 

Comments are closed.